Catalogazione degli elementi lapidei
(giugno 1989 maggio 1990)

Il lavoro di ricerca, denominato "Catalogazione Elementi Lapidei" svoltosi nel comune di Oliveto Citra, è stato possibile grazie al progetto di attività collettiva presentato conformemente alla legge finanziaria n.67/88, art.23, dall'architetto Bruno Di Cunzolo e coordinato dall'architetto Alfredo De Pasquale.
Per questo specifico lavoro sono state impegnate 13 persone giovani disoccupate iscritte nelle locali liste di collocamento.
Si è provveduto alla raccolta di informazioni e materiale bibliografico sul tessuto storico di Oliveto Citra. Tali informazioni, una volta lette ed analizzate, sono divenute la base metodologica per la realizzazione di una scheda "tipo" di lettura delle singole unità, tale scheda, si è dimostrata utile strumento d'interpretazione delle opere dell'intero centro storico.
Progressivamente dal nucleo più antico fino alle zone periferiche sono state redatte ben 80 schede che hanno restituito notevoli informazioni sullo stato di fatto dei luoghi. Unitamente a questo lavoro di schedatura si è provveduto a redigere una cartografia dettagliata di tutta la zona d'intervento, una cartografia tematica e rilievi architettonici per quelle "questioni" urbanistiche, storiche ed artistiche che hanno definito la storia di Oliveto Citra.


GRUPPO DI LAVORO

 

  • Anna Maria Pignata
  • Grazia Antoniello
  • Rita Antonietta Coglianese
  • Antonella Colacchio
  • Maria Antonietta De Simone
  • Esterina Ferrazzuolo
  • Piacentina Lullo
  • Gelsomino Lullo
  • Gabriella Mangieri
  • Antonietta Polino
  • Gabriella Rufolo
  • Maria Rosaria Siani
  • Nunzio Taglieri
 

Coordinatore: Arch. Alfredo DePasquale

Lavoro di ricerca svolto presso:
"Centro Sociale" (ex container Croce Rossa Italiana, località Laurone) di Oliveto Citra

Attività di utilità collettiva art.23 legge 67/88

Progetto: Arch. Bruno Di Cunzolo

Impresa affidataria: S.A.F. S.p.A. Azienda Improsta - Battipaglia

Stesura dattiloscritta a cura di: ARCH.STUDIO - Battipaglia


INDICE


LE ORIGINI STORICHE DI OLIVETO CITRA

Le origini storiche del centro di Oliveto Citra sono riconducibili a poche fonti medievali.
Una prima notizia attendibile che riguarda il feudo di Oliveto Citra, risale all'anno 1087, quando alcuni abitanti dell'attuale zona di Puglietta si rifugiarono nei dintorni del castello di Oliveto dopo aver subito una pesante sconfitta militare.
Il feudo di Olibeto è ricordato all'epoca del catalogo dei baroni (1166 - 1189): in quel tempo un normanno francese Guglielmo de Touille ne aveva il possesso.
Una delle località più antiche appartenenti al territorio di Oliveto Citra è il casale di "Santa Maria in Foris". Questo casale fu donato nel 1114 all'arcivescovo di Conza dal conte Guaimaro di Giffoni.
Una fonte letteraria nel 1691 cita: "C'era ad Oliveto un antico casale, chiamato 'Santa Maria in Foris', ricco di acque solfuree e frutteti, messo sulla via che mena a Salerno attraversato da fiumi, con palazzo fortezza.
Il Giustiniani, nel suo "Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli (1804)", descriveva Oliveto Citra sottolineando la presenza delle sorgenti di acqua solfurea e di un ospedale.

C'è stato un tentativo di realizzare un'arteria ferroviaria che collegasse anche l'abitato di Oliveto Citra con gli altri centri della valle del Sele; infatti in epoca della dominazione borbonica ci fu un incarico dato ad un ingegnere francese che però fu ammazzato in un attentato. Il progetto non fu mai ultimato.

  

Oliveto, terra in principato citeriore, in diocesi di Conza. Da Salerno è distante miglia 30, da Conza 14, da Muro 12, e da Valva 4. Questa terra è situata in un colle, dove non godesi molto esteso orizzonte, e l'aria, che vi si respira non è molto salubre, a cagione delle sorgive di acqua sulfurea, che sono al di sotto della medesima, e sino a sentirsi talvolta il di loro puzzo con somma nausea, e dispiacere.
Il territorio è atto alla semina, ed alla piantagione. Le produzioni consistono in grano, granone, legumi, vino, olio, e vi si raccoglie benanche delle ghiande per l'ingrasso dei maiali. Vi è della caccia, e il detto Sele dà agli abitanti delle buone trote. Vi è un cantiere, una vaccheria, ed una tintoria. I suoi naturali scendono a circa 3100. La tassa del 1532 fu di fuochi 239, del 1545 di 283, del 1561 di 352, del 1594 di 431, del 1648 di 350, e del 1669 di 117. Mancò a cagione della peste del 1656. Vi è pure un ospedale per i poveri.

  
L.Giustiniani, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, 1804
  

ORDINE CRONOLOGICO DEI POSSESSORI DEL FEUDO

1269 - 1270
Giovannuccio di Oliveto

1270 - 1272
Tommaso di Oliveto figlio di Giovannuccio

1300 - 1304
Giovanni barone di Oliveto

1400
Felissa dell'Oliveto sposò Guglielmo Grappino che vendette il feudo alla contessa di Buccino Cubella Gesualda, la quale ebbe l'investitura dal re Ladislao

1417
Il feudo fu dato da Giovanna II a Gasparro Grappino, ma per fellonia commessa da costui il feudo passò al principe di Salerno

1494
Alfonso II concesse il feudo di Oliveto e le terre di pietra Perciata (Pertosa) a Ferrante Diaz Garlon conte di Alife, marito di Violante Grappino. Ma nello stesso anno il Garlon fu spogliato del feudo e passò a Giovanni Filomarino, perché il Garlon aveva preso le armi contro Alfonso II a favore di Carlo III. In seguito alla vittoria di Carlo VIII il Garlon ebbe di nuovo il feudo il 26 marzo del 1495.

1550
Il Garlon vendette il feudo al conte Ferrante D'Afflitto; di detta vendita che l'assenso dal re Carlo V.

30/9/1556
Il feudo di Oliveto fu acquistato da Michele Blanc per 2000 ducati. Per discendenza passò a Tommaso figlio di Michele, poi a D.Aurelia Blanc duchessa di Ripacandida figlia di Tommaso che vendette il feudo a D.Geronima de Ruggiero, per 3000 ducati, moglie del Regio consigliere Marc'Antonio Cioffi patrizio di Salerno; il 14 settembre 1664 il marchese Marc'Antonio Cioffi stabilì che il feudo dovesse rimanere per sempre al primogenito maschio della sua famiglia. Così passò al Marchese Marc'Antonio Cioffi indi ad Alessandro Macedonio marchese di Reggiano l'erede per via femminile, poi a Nicola Macedonio padre. Alla sua morte successero i figli Marcantonio, Luigi, Alessandro e Nicola padre.

1797
Il feudo di Oliveto Citra passò a Luigi Macedonio poi alla figlia Francesca, che per testamento del II aprile 1851 istituì eredi i nipoti Giovanni e Guglielmo (figli della sorella) Guerritore. Questi non abitarono più nel castello e lo affittarono a Domenico Bovero.

12/10/1897
Il castello fu espropriato e aggiudicato alla Banca d’Italia.

1898
Il castello fu aggiudicato in un'asta pubblica a don Alfonso Giglio.


I PRIMI INSEDIAMENTI UMANI NEL TERRITORIO DI OLIVETO CITRA

Quadro storico

Dislocati in diversi punti del territorio di Oliveto Citra vi sono tracce di antichi insediamenti, alcuni dei quali si fanno risalire al VII secolo a.C.n.
Questi insediamenti sono: località "Civita", località "Aia Sofia", località "Turni", località "Puceglia", località "Fontana Volpacchio", località "San Sisto", località "Filette", località "Casale", località "San Nicola".
L'influenza culturale della dominazione greca ha caratterizzato nel corso del tempo alcune di queste località.
Sporadici ritrovamenti fanno inoltre considerare l'ipotesi di un influsso di cultura Etrusca.
Tali zone erano abitate da popolazioni autoctone di origine lucana che nei secoli hanno subito numerose influenze tra cui la più rilevante è stata senz'altro quella greca.

 

Località "Civita"

La località "Civita" di Oliveto Citra si trova a sud-est dell'attuale centro abitato.
Dai numerosi ritrovamenti è dimostrabile per quest'area l'influenza della dominazione greca.
In questa località sono state ritrovate alcune colonne e un capitello in granito che riprende l'ordine ionico greco; ciò fa pensare all'esistenza di un tempio.
Tra i ritrovamenti vi sono alcune monete d'argento, di bronzo, di rame e monete del tipo punico; tutte di diversa fattura e di diverse epoche.
Le mura che ancora oggi si trovano nella zona nord-ovest della Civita delimitavano il vasto possedimento dei frati francescani. Si pensa che la "Civita" fu legata un po’ alla sorte dei Sanniti, godendo dagli stessi una certa protezione, alla fine fu con essi coinvolta nella tremenda sconfitta e punizione da parte di Roma. Era infatti uso dei Romani distruggere i centri abitati dei nemici o ribelli più ostinati, per cui la distruzione della "Civita" potrebbe essere avvenuta durante la lotta di repressione che gli stessi romani attuarono a seguito della terza guerra sannitica, tra il 290 e 268 a.C.n. È probabile che la popolazione che scampò a tale distruzione si disperse fra i boschi o sulle vicine montagne.
Successivamente, intorno al IV - V secolo, la maggioranza delle persone si raccolse vicino al torrente Puceglia in località "Casale", dove costruì una grande Chiesa che intitolò a "Santa Maria del Faris”.

 

Località "Aia Sofia"

La località "Aia Sofia" è stata per lungo tempo una colonia greca, ne sono a testimonianza i reperti rinvenuti tra cui vi sono vasi di argilla di forma e dimensioni varie: un bucchero datato IV o III sec. a.C.n. della ceramica di tipo Etrusco ottenuta con un impasto nero fatto di materiali come l'arenario locale, il calcare, il nenfro, il bronzo o la terracotta.
La terracotta è un materiale molto economico che si trova un po’ ovunque in misura pressoché illimitata, essa serviva alla produzione di statuette, utensili, per il riempimento dei muri degli edifici e per le tegole di copertura delle tombe; questo materiale veniva essiccato o sottoposto a cottura. Con la terracotta era possibile dipingere gli oggetti.
La seconda cottura dello smalto, "l'invetriatura", appartiene comunque ad una cultura di epoca medievale.
In questa zona si è trovato un "nenfro" che è una pietra grigia giallastra, vulcanica, simile al tufo.
Troviamo inoltre in questa località l'ambra rossa del VI sec. a.C.n. e la collana in pasta vitrea.

 

Località "Turni"

È la località che ha restituito più materiale archeologico. Qui vi è stata la scoperta di numerose tombe a fossa ed è per questo considerata una vera e propria necropoli. Gli insediamenti di questa località hanno subito più che altrove l'influsso del popolo greco. Nel V secolo a.C.n. nell'Italia meridionale si sviluppò un tipo di sepoltura che fu chiamata "tomba a fossa". A caratterizzare questo cambiamento culturale che trasformò i riti religiosi fu l'abbandono dell'incinerazione a favore dell'inumazione. Le tombe erano a fossa rettangolare, contenente la cassa lignea, all'interno vi era il defunto con i suoi ornamenti oltre agli oggetti di vasellame e bronzo. Il corredo ha contribuito ad identificare lo "status" sociale del defunto. La fossa inoltre era ricoperta di ciottoli, pietre e spesso vi era (sulla tomba) una lastra rozzamente squadrata che serviva da segnacolo. Queste lastre ebbero in epoche successive un ruolo notevole; infatti furono scolpite e dipinte, e assunsero nome preciso cioè "stele". Tali pietre erano diffuse specialmente nel mondo greco, disposte su una base o a contatto diretto col terreno. Ricordiamo anche il ritrovamento di materiale preistorico, dell’età del bronzo e del ferro. Questa località è una delle più importanti dal punto di vista archeologico di tutta la valle del Sele valorizzata dagli scavi effettuati nel 1961 dal professore Bruno D'Agostino.

 

Località "Puceglia"

La località "Puceglia" rappresenta una vasta zona dove sparsi disordinatamente qua e là e senza una apparente linea di incontro, sono stati ritrovati anelli in argento, forse presenti nelle tombe come arredo funerario, vasi ionici in bronzo e vasi di impasto vario del VII - VI secolo a.C.n. La soprintendenza archeologica di Salerno nella persona del professore Sestrieri, ha effettuato nel 1952 numerosi scavi ritrovando alcune tombe.

 

Località "Filette"

Nella località "Filette" che si trova ai margini dell'attuale centro abitato, sono stati ritrovati dai residenti del luogo cocci di vasi e piccoli pezzi di muro. Tutto ciò fa pensare che anticamente in questo posto vi erano numerosi centri abitati sicuramente non concentrati in un unica zona, ma sparsi per un'intera area.

 

Località "Casale"

Il Casale di "Santa Maria de Foris" fu un centro abitato di notevole importanza dopo che la Civita fu distrutta e gli abitanti del luogo dovettero cercare un luogo favorevole per dimorare. La località "Casale" è stata per lungo tempo un centro di attività culturale ed economica. Attualmente vi sono pochi resti visibili di ciò che fu la chiesa e le case che la circondavano, che si trovano anch'esse nell'immediata vicinanza, allontanate dalla chiesa da una strada. Questo casale è citato, da documenti antichi, fin dal 1691 come luogo di culto e vita sociale. Attualmente ancora si possono intravedere grosse mura perimetrali in parte inglobate in costruzioni rurali.

 

Località "San Nicola"

A "San Nicola" vi erano antichi resti ancora visibili che fanno presupporre l'esistenza di una edificazione medievale o di una roccaforte. I resti visibili sono sviluppati nella parte più alta del costone.

 

Località "San Sisto"

A "San Sisto" sono stati rinvenuti vasetti votivi che fanno supporre l'esistenza di un antico culto, per ora a noi sconosciuto.

 

Località "Fontana Volpacchio"

Pochi sono invece i ritrovamenti in altre località di Oliveto Citra come alla località "Fontana Volpacchio" dove sono state trovate solo monete d'argento.

 

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI REALIZZATI NEL TERRITORIO DI OLIVETO CITRA

Sestrieri - Saggi di scavo 1952 (Necropoli di Oliveto Citra)

Oliveto Citra è circondata da diverse necropoli. Ve ne sono nelle località "Civita", "Turni", "Piceglia", "Cava dell'Arena" e "Fontana Volpacchio".
Vi sono stati altri scavi nel periodo lucano. La soprintendenza alle Antichità di Salerno nel 1950, fece effettuare degli scavi in contrada "Piceglia" in cui si scoprirono sei tombe corredate da altri oggetti rinvenuti attraverso i lavori agricoli.
Queste tombe sono a sepoltura a fossa, circondate da muri a secco, costruiti con grossi ciottoli. In alcune non vi è copertura, invece altre hanno coperture parziali, costituite da un cumulo di ciottoli.
L'orientamento delle tombe non è costante anche se prevale quello da nord verso sud. Le pareti sono alte in media 0.45 metri. Finora l’unica località in cui è stato individuato un centro abitato è "Civita”.
Probabilmente questo centro ha riunito in sé abitanti di vari villaggi. La disposizione quasi a raggiera delle numerose necropoli, fa supporre che le stesse abbiano continuato a sussistere anche in epoca romana. Con le scoperte avvenute nelle varie necropoli si può risalire ad un periodo che va dal VII al III secolo a.C.n. Il professore Sestrieri sostiene che l'influenza etrusca non si sia fatta sentire. L'unico elemento buccheroide è stato rinvenuto nella tomba n.1 alla località "Aia Sofia". Le tombe più antiche sono quelle della necropoli di "Turni" ed alcuni oggetti rinvenuti, sono identici a quelli trovati in altre località come nella necropoli di Arenosola, Cuma, Valle del Sarno, Pontecagnano e in altre necropoli in tutta l'Alta Valle del Sele. In alcune tombe della necropoli di "Turni" si nota l'influenza delle forme greche su alcuni vasi di argilla, come lo stamnos, confrontabili con i vasi corinzi della stessa forma, oppure con altri vasi di fabbricazione greca, come kulix.
L'influenza greca è arrivata ad Oliveto attraverso le vie create dai mercanti indigeni che discendevano la Valle del Tanagro lungo il Vallo di Diano per raggiungere l'Alta Valle del Sele. I bronzi trovati nelle contrade "Turni " e "Piceglia" sono della facies dell'età del ferro e vanno datati dal VII al VI secolo a.C.n. non sono però di lavorazione locale, ma di importazione. Le fibule ad "occhiali" sono state trovate anche nelle necropoli Picene, quelle a navicella sono presenti in tutta Italia e in Sicilia, dal VIII alla fine del VI secolo a.C.n. Il grande braccialetto con astragali trovato a Piceglia è stato rinvenuto frequentemente in Campania e in alcune tombe del VII secolo a Cuma. Alcuni braccialetti ellittico-depressi o Schwurringe, appartenenti alla età del bronzo, oltre ad essere presenti nelle località "Piceglia" e "Turni", sono stati ritrovati in Francia, Svizzera, Germania e più recentemente ad Aosta. Gli orecchini giganti trovati a "Turni" sono comuni anche nel primo periodo di Golasecca, è a "Turni" che secondo Mac Iver nel periodo del ferro era uno stanziamento di Piceni; è possibile quindi ipotizzare che i Piceni esercitavano attivi traffici anche con i popoli dell'Alta Valle del Sele. Il popolo di Oliveto Citra rileva affinità con quelli della Campania, sia per il rito dell'inumazione, sia per le forme della ceramica d’impasto. L'influsso greco è presente oltre che per i vasi di "Aia Sofia" anche per gli anelli d'argento, vasi ionici in bronzo della località "Piceglia" e la placchetta d'ambra di "Aia Sofia".

 

B. D’Agostino - Oliveto Citra: le necropoli in località "Turni" 1961

Nel 1961 nella località "Turni" di Oliveto Citra, furono effettuati degli scavi in cui si evidenziò la cultura delle tombe a fossa.
Questa località è compresa tra due torrenti che si congiungono e formano un piccolo affluente della riva destra del Sele.
La stratigrafia del terreno è molto semplice, infatti al di sotto della coltre di humus c’è un composto di terra bruna mista a particelle calcaree, inoltre vi è un profondo strato di sabbia gialla. Le tombe sono tutte a fossa più o meno rettangolare ricoperte da uno strato di pietre gialline gessose, estranee al la natura del terreno, infatti sono state trasportate da zone non molto distanti.
La copertura della tomba si trovava al di sopra della deposizione. Alcune tombe presentano tra la copertura e la deposizione uno strato di terra; è, possibile che questa particolarità abbia un significato cronologico.
Le tombe sono in genere orientate verso SudEst-NordOvest, dove lo scheletro ha il capo a sud-est ed il viso rivolto ad ovest. Altre tombe presentano un orientamento SudOvest-NordEst con il capo dello scheletro rivolto a sud-ovest. Il corredo delle tombe era disposto soprattutto intorno alle gambe e a i piedi dello scheletro; ed era formato da vasi d'impasto vario, anforette alcune ciotole-attingitoi, brocchette con collo a tromba, scodelloni, boccali, ceramiche di argilla figulina e oggettini in bronzo. I reperti trovati nelle zone di scavo di Oliveto Citra presentano affinità con i reperti trovati nella zona del Danubiano e Balcanico-settentrionale. Affinità vi sono anche con la cultura a fossa dell'Italia meridionale; soprattutto la brocchetta dal collo tronco-conico.


LA CULTURA E LE TRADIZIONI POPOLARI

Il mercato

Il mercato ha costituito sempre nella storia locale un momento di incontro tra le diverse categorie artigiane di Oliveto Citra e i paesi vicini.
In passato si svolgeva soltanto nel periodo invernale e precisamente tutti i giovedì compresi tra il primo di novembre al giorno di Pasqua, questo perché in estate la popolazione era impegnata quasi totalmente nei lavori agricoli.
Il mercato è stato ufficialmente istituito nel 1823.

 

Le fiere

La fiera dedicata al Santo Berardino, si svolgeva nell'omonima zona dove in passato vi era la chiesa.
Questa fiera oggi non viene più svolta ad Oliveto Citra ma vi è una manifestazione annuale simile dedicata allo stesso Santo ad Eboli.
La fiera della Madonna della Consolazione è la più importante del paese e si festeggia dal 28 al 30 agosto.
Il 24 maggio vi è ad Oliveto Citra un'altra ricorrenza, e cioè la processione in onore d i San Macario.
Questo giorno è preceduto dalla fiera.
La processione della Madonna di Loreto si festeggia l'ultimo sabato e domenica del mese di maggio.
La "festa dell'uva" è una delle manifestazioni popolari più antiche.
Tale festa è organizzata dalla PRO LOCO in occasione della vendemmia.


FAMIIGLIE E PERSONAGGI NOTEVOLI

Famiglie e personaggi che hanno contribuito a migliorare le condizioni di Oliveto Citra: le famiglie Borrelli, Capasso, Caprioli, Clemente, Coletti, Gaife, Giglio, Guerritore, Indelli, Rufolo, Vietri, la figura di San Gerardo.

 

San Gerardo

Questo santo ha vissuto per alcuni mesi ad Oliveto Citra in una casa in piazza Carlo Alberto, dove nel 1950 vi fu posta una lapide ad opera di Vincenzo Caputo.

 

Famiglia Borrelli

La famiglia Borrelli era una delle più ricche della zona. Il capitano Borrelli comandava la guardia mobile al tempo dei briganti. Proprietà di questi era anche un palazzo situato nei pressi della piazza Carlo Alberto. Secondo il “Dizionario Ragionato del Regno di Napoli" della fine del '700 di Giustiniani sembra che Oliveto Citra fosse la patria del celebre Cammillo Borrelli. "Egli vi nacque nel 1505 e non vi è dubbio che meritasse un luogo di destinazione tra gli scrittori del nostro foro napoletano, avendo saputo nelle sue dotte opere raddolcir il vigore delle leggi, con le grazie dell'erudizione.

 

Famiglia Capasso

Pietro Capasso, chirurgo e politico, ha partecipato alla prima guerra mondiale, poi con l'avvento del fascismo divenne un aventiniano ossia uno di quei deputati contro il fascismo che si rifugiarono sul colle Aventino di Roma. Caduto il fascismo fu sottosegretario al governo Badoglio quando questo era a Salerno. Pietro Capasso era inoltre uno scrittore molto apprezzato; diresse il giornale "Pensiero Sanitario" di Napoli.
A lui gli olivetani hanno dedicato una lapide in piazza Garibaldi.

L'iscrizione sulla lapide è:

 
DAL GIORNALISMO ALLA TRINCEA
DALL'APOSTOLATO MEDICO ALLA CATTEDRA
DAL PARLAMENTO AL GOVERNO
PIETRO CAPASSO
DEDICO' LA MOLTEPLICE VITA
ALLE BATTAGLIE DELL'INTELLIGENZA ALLE FORTUNE DELLA PATRIA
AL TRIONFO DELLA LIBERTA'
OLIVETO CITRA
MATERNAMENTE ORGOGLIOSA NE ESALTA QUI
LA MEMORIA E L'ESEMPIO
MDCCCLXXIV MCMLI
MCMLI
 

Un fratello di Pietro Capasso, Alfonso era generale e si interessò alla costruzione di un monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Questo era rappresentato da una statua di soldato atto a scagliare una bomba a mano. Questa statua fu requisita dal governo fascista nel 1940 e portata alla stazione ferroviaria di Contursi Terme, dove restò per lungo tempo, fino a perderne le tracce.

 

Famiglia Clemente

Michele Clemente, fondatore dell'ospedale San Francesco d'Assisi, con l'aiuto del figlio Giandomenico, di Vito Rufolo e di Mario Sarro, rese il piccolo ospedale di Oliveto sempre più adeguato alle esigenze della pubblica assistenza. All’ingresso dell'ospedale vi è una lapide in suo onore la cui iscrizione dice:

 
PERPETUI IL MARMO
SEMPLICE ED AUSTERO COME LA SUA VITA
IL RICORDO DEL DR. MICHELE
CHE NELLE MURA DELL'ANTICO
FRANCESCANO CONVENTO
QUESTO OSPEDALE
VOLLE DIRESSE DIFESE
   

Sindaco Coletti

Coletti, uomo politico, durante la sua amministrazione si interessò allo scavo di due gallerie che dovevano portare l’acqua al paese.
Questo progetto a causa dell’incapacità dei tecnici non venne ultimato in quanto le due gallerie non si incontrarono mai.

 

Famiglia Giglio

La famiglia Giglio fu l'ultima proprietaria del castello che utilizzavano per l'essiccazione dei pellami. Questa famiglia era originaria di Oliveto, ma si e trasferita successivamente a Napoli dove ancora oggi risiedono i successori.

 

Famiglia Guerritore

La famiglia Guerritore abitò il castello fino ai primi dell'ottocento. Il marchese Guerritore si interessò di costruire una rete idrica nel paese e per quest'opera incaricò dei tecnici napoletani.
A compimento dell'opera nel 1883 il marchese fece mettere una fontana in piazza Garibaldi che precedentemente si trovava in piazza Municipio a Napoli.

 

Famiglia Indelli

La famiglia Indelli era l'unica ad avere origini nobili e ad essere grande proprietaria terriera. Di proprietà di questi era anche il mulino in località Puceglia, lo stabile dove c’era la chiesa di Sant'Antuono e la cartiera.

 

Famiglia Rufolo

Vincenzo Rufolo, medico e politico, durante la sua amministrazione portò l'energia elettrica in tutta la valle Del Sele, cioè a Contursi Terme, Valva, Colliano, Santomenna, Castelnuovo di Conza, Palomonte. Vito Rufolo figlio di Vincenzo durante la sua amministrazione durata 3 lustri contribuì notevolmente alla costruzione e al riassetto di strade principali.

 

Domenico Vietri

Domenico Vietri figlio di Carlo e di Clementina Nicastro, studente universitario, di origine olivetana, garibaldino, appena diciottenne si arruola come caporale maggiore volontario.
Quasi presentendo la sua fine gloriosa prima di partire aveva fatto testamento donando l'intero suo patrimonio al generale Nicotera per le sue spese dell'insurrezione Romana. Oliveto Citra ricorda con orgoglio questo suo glorioso figlio e a lui ha dedicato una via.

Caporal Maggiore Domenico Vietri, caduto valorosamente a Monte San Giovanni Campano (FR) il 26 ottobre 1867

LOCALITA' PONTE OLIVETO

  

Il Giustiniani (op. cit.) a proposito della località "Ponte Oliveto" così si esprime:
A poca distanza passa ancora il fiume Sele, su del quale eravi un antico ponte a un solo arco di diametro presso a palmi 82, secondo io misurai in ottobre del 1795, avendo a suoi fianchi degli altri sfocatoi se mai il detto fiume era per crescere in tempo di alluvione, ed osservai che niuna lesione vea, nonostante, che da più secoli fosse stato edificato. L'arco al di sotto era del tutto sferico, ma al di sopra avea la figura di un arco pontuto, e bi sognava smontare da cavallo per evitare una pericolosa caduta. In oggi questo ponte è reso rotabile per la nuova strada fatta da Eboli sino alla città di Muro di Basilicata, ed a memoria di questa vantaggiosissima opera, il marchese Vivenzio, in oggi luogotenente del la Regia Camera ha fatta la seguente iscrizione:

 
FERDINANDUS IV
SICILIARUM, REX, OPTIMUS
PONTEM, AUGUSTUM, ET, VETUSTATE, CORRUPTUM
NE PERICULO COMMEANTIBUS ESSET
NOVA FORMA AMPLISSIMUM
FIRMIOR EMQUE FECIT
CURANTE IOSEPHO MARCHIONE DE VALVA
REGIS CUBICULARIO
AN MDCCXCVII
  

IL CASTELLO

   

Il castello, come tutte le altre costruzioni medioevali del suo genere, sorge al centro dell'abitato, nella parte più alta. La sua edificazione, risalendo intorno all'anno 1100 circa, epoca della concessione dei feudi, avvenne su di un compatto masso calcareo da dove si poteva dominare tutta l'alta valle del Sele. Di forma vagamente trapezoidale, il castello, presenta una planimetria che ricorda un disegno castrense approssimativamente accolto nella tarda fortificazione Normanna, cioè, con un recinto che tende ad essere circoncentrico.
   
Le sue alte e robustissime mura impedivano ogni tentativo di conquista da qualsiasi lato, tanto che nel corso della storia non abbiamo notizie di conquiste né di assedi. All'interno vi erano numerosi locali per l'alloggio della servitù, del corpo di guardia e della prigione.

   

È di notevole e interesse un pannello, formato da dodici maioliche, che rappresenta la Vergine col Bambino, e si trova all'ingresso del viale che conduce al castello. Nel periodo tardo rinascimentale il castello fu ristrutturato e nella zona nord le mura assunsero una forma quasi turrita. Attualmente sono visibili le strutture esterne e planimetriche. Numerose sono le vicende politico-economiche che hanno procurato al castello diversi proprietari; ricordiamo tra questi la famiglia Blanc, i Marc'Antonio, Cioffi di Salerno e i Macedonio, marchesi di reggiano.
Ulteriori notizie sul castello furono perse durante il trasloco del Comune da piazza Carlo Alberto a piazza Garibaldi.

 

CAMPANILE O TORRE DELL'OROLOGIO

     

   

Non abbiamo documenti che possano farci risalire all'esatta data di costruzione del campanile o della torre dell'orologio.
L'intera costruzione è costituita da due corpi ben distinti ma addossati: il campanile e la torre dell'orologio.
Il campanile sicuramente, apparteneva alla chiesa Santa Maria in Scale che fu distrutta dal terremoto del 1688.
Nello stesso luogo fu edificato il castello, mentre il campanile si salvò perché la sua costruzione non era annessa alla chiesa. Di stile romanico, la sua costruzione è a base rettangolare che permetteva maggiore agilità all'oscillazione delle campane e attutiva le vibrazioni lungo i muri con traiettoria nord-sud.
Non abbiamo notizie certe sulla data di costruzione della torre anche se possiamo ipotizzare un periodo coincidente con la costruzione del castello.
La torre ha la parte inferiore bastionata ed e di epoca medievale.


OSPEDALI

Fino al 1890, l'assistenza ai malati in Oliveto Citra era effettuata in luoghi diversi in cui non si conosce l’ubicazione precisa, si pensa però che il ricovero principale fosse presso la cappella di San Giacomo Apostolo. Questa ipotesi trova conferma nei documenti contabili in cui tale cappella viene sempre detta cappella di San Giacomo Apostolo o dell'ospedale.
Nel 1890 la congrega di carità donò il Monastero di San Francesco d'Assisi all'Amministrazione Comunale.
Il prefetto di Salerno approvò l'idea dell'impianto di ricovero dei poveri con annesso infermeria. Ecco quindi gettate nel 1891, le basi per la creazione di un centro sanitario per una zona che ne era priva. Nel 1890, in seguito all'incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello stato italiano, i cappuccini abbandonarono il monastero e quest'ultimo fu adibito a luogo di ricovero. Occorreva però adattare le caratteristiche celle monacali in sale di degenza, e a ciò si provvide con la costituzione di un comitato che promosse delle raccolte di fondi per il finanziamento dei lavori da eseguire. In questa occasione si distinsero i "figli d'America", cioè quegli emigrati che con sacrificio riuscirono a mettere insieme fondi consistenti. Tra questi spicca per il suo lavoro un italo-americano di nome Fiorentino Bergamo. I lavori iniziarono nel 1920 e si protrassero fino al 1926, anche alcuni privati cittadini contribuirono con donazioni al nascente ospedale, ma a dedicarsi con tutte le forze alla costruzione di questa opera fu Michele Clemente.


L'ARCHITETTURA RELIGIOSA

  • Chiesa Santa Maria della Misericordia
  • Chiesa di San Macario
  • Chiesa di San Giacomo Apostolo
  • Chiesa della Madonna di Loreto
  • Chiesa della Madonna del Carmine
  • Chiesa della Madonna della Consolazione
  • Chiesa Santa Maria degli Angeli
  • Chiesa della Madonna delle Grazie
  • Chiesa di San Cataldo
  • Chiesa di San Berardino
  • Chiesa di Sant’Antuono
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa di Santa Maria in Scalelle
  • Chiesa di San Zaccaria
 

Chiesa Santa Maria della Misericordia

   

L’antica chiesa parrocchiale di Oliveto Citra "Santa Maria del Paradiso", situata vicino al campanile, fu distrutta per la ristrutturazione del castello.
L'attuale chiesa parrocchiale fu edificata a spese e cura degli olivetani diretti dal clero del tempo. La sua costruzione ebbe inizio nel 1744 e terminò nel 1775. Questa prese il nome di "Santa Maria della Misericordia".
Lo stile è barocco molto leggero e segna quasi il passaggio dallo stile classico a quello moderno.
I pregi artistici sono notevolissimi: vi sono due entrate, una grande, quella centrale ed una piccola lateralmente; forse la natura scoscesa del suolo impedì l'apertura della terza porta.
Tutti e due gli ingressi sono dotati di due portali con stipiti ed architravi di pietra calcarea intagliati con superba fattura, con volute dai movimenti leggerissimi, degni di una grande basilica.
La chiesa è particolarmente ampia; essa si sviluppa per circa 6000 metri di cubatura, distribuiti in tre navate: una centrale alta e slanciata e due laterali più piccole; al centro della croce latina è collocata la cupola che insiste su tre pilastri di considerevole grandezza; v’è pure l'altare maggiore di marmo di discreti pregi artistici, l'abside è dotato di un bellissimo "fastigium" o tempio che poggia su due robuste colonne.
Nella navata a destra di chi entra vi sono quattro altari in marmo dedicati il primo all'immagine dell'Assunzione con quadro in pittura, il secondo a San Vito con statua, il terzo alla Madonna del Carmine, il quarto a San Gerardo. In fondo alla navata di destra si entra in sagrestia (dove sono i dipinti di un certo Herbertus Antonius Gaifi ab Oliveto A.D.1732). Nella navata sinistra di chi entra si trovano: la fonte battesimale (di pietra lavorata) dietro la quale, sulla parete in alto vi è l’affresco del battesimo di Gesù, e cinque altari.
Il soffitto della navata centrale è dotato di una grande tela che raffigura in copia "l'Assunzione della Vergine" del Tiziano. Su apposita pensilina è situato un organo a canne del 700.

 

Chiesa di San Macario

Questa chiesa fu costruita nel 1979. Si trova su di una collina ein essa si trova un affresco del pittore Raffaele D'Antona. San Macario è il protettore di Oliveto Citra, e la festa religiosa si svolge il 24 maggio.

San Macario

Le notizie che riguardano la vita e la storia di San Macario (protettore di Oliveto Citra) sono molto scarse. Fino a poco tempo fa non si sapeva neppure la data ed il luogo di nascita, solo da recenti ricerche si è saputo finalmente che San Macario nacque a Collesano, un paese in provincia di Palermo verso il 930 d.C.n. ed era membro di una pia famiglia: il padre San Cristofaro, la madre Santa Cali’, il fratello San Saba.
Ancora giovane entrò a far parte della congrega dei cenobiti e costruì con questi una cappella nei pressi di Messina, ma durante le incursioni saracene fu costretto a scappare, perché questi conquistarono la Sicilia e distrussero la cappella.
San Macario, insieme a i suoi confratelli, si rifugiò nei dintorni di Lagonegro ove formò un convento che fu anch'esso distrutto.
Di nuovo costretto a scappare San Macario riparò a Roma presso il Vaticano. Lì conobbe una persona che gli donò un appezzamento di terreno nella attuale zona denominata oggi appunto San Macario. Li vi fondò un nuovo convento nel punto dove oggi vi è la cappella. Dopo questo lungo peregrinaggio il Santo qui trascorse gli ultimi anni della sua vita sino al 1005 anno in cui morì.
Una leggenda tramanda la compassione che il Santo ebbe per le formiche tanto da lasciarsi mangiare da queste.
E solo la scoperta casuale di qualcuno avrebbe dovuto portare il suo corpo al cimitero. Ma un olivetano, Pietro Sarro, sostiene che la leggenda fu avvalorata dal fatto che dovendo costruire l'intera statua in oro del santo si preferì realizzare solo il busto, questo per ovvi motivi economici.
Il suo loculo restò sempre nell'omonimo convento fino ai primi del 500 (anno in cui fu costruito il convento dei frati minori) poi fu trasferito nella chiesa "Santa Maria del Paradiso (o degli Angeli)" adiacente al convento e fu posto nel terzo altare del "Cappellone". Qui vi restò fino al sisma del 23 novembre 1980 e poi fu portato nella chiesa di San Macario dove tuttora oggi si trova.

 

Chiesa di San Giacomo Apostolo

Questa in realtà è una cappella gentilizia.

Dal portale esistente si individua una costruzione risalente all'epoca tardo medievale. Le modanature scolpite vicine allo stesso, documentano una fattura cinquecentesca. Il portone d'ingresso in legno è anch'esso molto antico, mentre si nota in facciata una piccola apertura quadrata, sicuramente realizzata in epoche successive. Il piccolo edificio è incastonato tra due insule, prospiciente una scala in pietra. La scala è la zona antistante formano un cortile interno che risulta essere quindi uno slargo su via A.Saffi.
La pianta è ad un'unica navata a base rettangolare, di circa sette metri per otto; mentre la copertura è a due falde. Nel 1890 nella chiesa di San Giacomo Apostolo si iniziò un’opera di assistenza ai malati, utilizzando come sede di ricovero la stessa cappella.
Questa informazione ci è stata resa nota da alcuni documenti contabili in cui tale cappella viene sempre detta Cappella di San Giacomo Apostolo.
 

Chiesa della Madonna di Loreto

Intorno agli anni 1936/37 in località "Cappella Penta" vi era un grosso Convento che comprendeva tutto il muro prospiciente alla strada provinciale Pietro Capasso e terminava con la grossa chiesa "Santa Maria di Loreto". Dopo quell'anno il Convento fu ridotto all'attuale Chiesa e di esso resta solo la Madonna centrale del 1500 e le due cupole. La Chiesa "Santa Maria di Loreto" è stata ristrutturata recentemente, dopo il sisma del 1980.
La festa religiosa si celebra l'ultimo sabato e domenica del mese di maggio.

 

Chiesa della Madonna del Carmine

Anticamente si ricorda la presenza di una chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, il suo sito è molto impreciso.
Unica traccia ancora visibile è un'edicola realizzata ex novo e ristrutturata nel 1929, nell'attuale via Roma, dedicata alla "Madonna del Carmine", riproducente l'immagine sacra su maioliche.

 

Chiesa della Madonna della Consolazione

Questa chiesa fu costruita nel 1757, vicino al fiume Puceglia, dopo che un'alluvione fece ritrovare un ritratto della Madonna, da parte di un contadino. Lo stile della chiesa è barocco; costituita da una sola navata. Sui quattro pilastri della croce latina si eleva una cupola. Il portale in pietra calcarea è leggermente intagliato. All'interno vi sono diversi dipinti su tela alcuni dei quali realizzati in epoca recente.
La festa religiosa dedicata alla Madonna della Consolazione si celebra dal 28 al 30 agosto.

Iscrizione sulla lapide situata sul frontone esterno della chiesa:

 
D.O.M.
UT DEIPARAE IN MARMOR E SCULPTA IMAGO
IN PROXIMO TORR ENTIS ALVEO MIRIFICE INVENTA
DECENTER COLLOCAR ETUR AC REGOLERETUR
NECNON OB PATRATA IN DIES MIRACULA
CLARUS ET ORDO OLIVETANUS
JOSEPHO NICOLAJ ARCHIEPO COMSANO JUBENTE
EX PIIS FIDELIUM LARGITlONIBUS
TEMPLUM HOC E FUNDAMETIS EREXIT
A. D. MDCCLVII
 

Iscrizione sulla lapide situata all'interno: sotto la cantoria

 
COMITATO PER LA FESTA
MADONNA DELLA CONSOLAZIONE
E RESTAURAZIONE CAPPELLA
ANNO 1954 (una foto)
CHICAGO
PEZZUTO FIORE FU R.LE
DI GUIDA VITO FU F.CO
MOSCATO GIUSEPPE FU G.NNI
ANTONIELLO VINCENZO FU S.LLO
OLIVETO CITRA
COLACCHIO CARMINE FU VINVENZO
PROSAPIO ANTONIO DI DANIELE
DI GUIDA ONOFRIO FU FRANCESCO
GARGANO ENZO FU VITO.
   

Chiesa Santa Maria del Paradiso (o degli Angeli)

La costruzione di questa chiesa risale agli inizi del XVI secolo e fu opera di alcuni frati minori riformati.
La chiesa, oggi non più esistente perché completamente distrutta a causa del sisma del 23 novembre 1980, era annessa al convento, anch'esso distrutto. Di stile barocco, molto ampia e illuminata nella sua struttura aveva il portale d’ingresso di sicuro valore artistico ed un bellissimo portico cinquecentesco con piazzale e gradinate.
Il portone era di legno finemente lavorato a rosette ed altri motivi floreali in rilievo. Ai due lati vi erano due sculture leonine, che però non erano originali della chiesa, ma probabilmente provenivano da qualche altra chiesa romanica. Le sculture erano di marmo e ben rifinite nella loro posizione, nel capo, e nel loro atteggiamento accosciato.
Purtroppo, oggi possiamo ammirare solo la scultura di destra che si trova nel nuovo ospedale, l'altra invece fu sottratta alla bellezza della chiesa poco prima del sisma.
Accompagnava l'architettura del portale, una spessa cornice di marmo, lavorata con scanalature ad ornamento floreale; ai due lati di essa vi era a destra lo stemma del comune di Oliveto ed a sinistra quello di una casa marchesale,o di chi teneva la chiesa.
Nei due angoli in alto del portale, vi erano due sculture lignee di angioletti (quello di sinistra già era andato perduto).
Sempre dall'esterno vi era verso il lato sinistro e nella parte retrostante una costruzione annessa, la cui sommità era una cupola strutturata col sistema di rivestimento a filari di tegole, murato nella struttura che ci porta ad un tardivo tributo della tradizione Bizantina. Tale luogo veniva denominato "Cappellone". All'interno la chiesa si presentava con un'unica navata ai cui lati c'erano cinque cappelle con altari ed archi a tutto sesto. Sul lato sinistro, vicino all'altare maggiore, si entrava nel cappellone, ossia un altro luogo sacro a pianta circolare, in cui c'erano quattro altari; esso aveva le pareti finemente lavorate in stile barocco, con nicchie in cui c'erano statue di Santi e in alto negli angoli alcune strutture di angioletti.
L'altare maggiore della chiesa era anch'esso di stile barocco, tutto finemente lavorato, in marmo bianco e bardiglio, dominava su esso un grande crocifisso in legno; con l'apertura di un arco a tutto sesto si trovava l'abside di struttura quadrata con pareti, nicchie e una finestra, ben rifinite da stucchi in rilievo che richiamavano tutte le decorazioni della chiesa. All'esterno nel retro vi era anche un piccolo loggiato.
Nell'interno, invece, avevamo nella terza e quarta cappella sul lato destro di chi entrava, importanti affreschi:
quelli della terza cappella erano di Francesco Cicino da Caiazzo e rappresentavano la Madonna (col Bambino) in trono al centro. Ai due lati poi, c’erano a destra San Giovanni Battista, a sinistra una donna dai capelli lunghi e recante in mano un oggetto Sacro, sopra nella lunetta, il Dio Padre. Vi era anche questa scritta:

 
SPECTATOR. DOMINAM. PORTIS. PIETATIS.
ET. DICU. DISSIT. NUNCIUS. SALMUS. AVA.
 

nella quarta cappella avevamo San Francesco e altri santi, infatti sulla parete ovest (verso l’altare maggiore della maggiore) erano rappresentati due martiri che avevano in mano la palma e un santo. Al di sopra San Francesco che concedeva la regola. Sul lato ovest dell’arco: San Giovanni Battista, Urbano II; al centro dell’arco: l’agnello (Cristo); sul lato destro dell’arco: San Giovanni Evangelista e un papa.
Sulla parete est della medesima cappella vi erano: santi vari, un vescovo, una donna recante un oggetto sacro in mano (simile a quella che si trovava nella terza cappella) e San Lorenzo.
Al di sopra: San Francesco mentre riceveva le stimmate; vi era il paesaggio, gli alberi, la roccia con l'arco, il castello e la chiesa (la stessa che è in San Francesco che dà la regola).
Tutto l’affresco termina alla base con un drappeggio; mentre la volta a botte è tutta dipinta da tante piccole esedre’.
Nel portico vi era una lapide ed un bassorilievo (oggi perduto) la lapide invece oggi si trova nel nuovo ospedale.
La trascrizione della lapide è:
 

Alfonso di Durazzo have qui reso terra et l’animae suo fattore per le legi serve conducto il core godosi il cielo e vivere sha disteso A.D. MDXXXXVI Ioannes Ferdinandus et sui filii ad perpetuam memoriam fieri fecerunt
 

All’interno, vi era un’altra lapide:

 
Ai posteri per notizia, questa confraternita del S.S. Rosaio venne stabilita con bollo del Generale dei Domenicani del gennaio 1578. Fu munita in assenza regale nel 30 giugno 1768
   

Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa della "Madonna delle Grazie" si trova alla periferia della vecchia Oliveto verso nord. Sull’architrave della porta si legge la data 1497. Lo stile è composito infatti vi sono due navate che comunicano attraverso due archi a tutto sesto e si concludono solo con quella centrale. La copertura delle navata è con volte, formate da quattro "unghie", che si incontrano al centro e nelle quali ci sono varie decorazioni.
La chiesa ha un locale dietro l’altare adibito a sacrestia.
Di fronte alla chiesa nello spiazzale si trova una colonna commemorativa con croce in pietra, come si trova davanti ai conventi dei monaci, con data 1096, ed è stato costruito come dedica alla madre di Dio sotto il titolo Madonna delle Grazie.

 

Chiesa di San Cataldo

La Cappella dedicata a San Cataldo si trova vicino alla chiesa della Madonna delle Grazie, in via Costa.

 

Chiesa di San Berardino

Essa si trova vicino alla piazza Principe di Piemonte, allo stesso posto dove oggi è ubicata la casa della famiglia "Imbrenda”.

 

Chiesa di Sant’Antuono

Chiesetta non più esistente localizzabile nei pressi dell'ex asilo in via Domenico Vietri (vedi scheda n.14).

 

Chiesa di San Rocco

Si pensa che questa chiesa fosse situata dove attualmente si trova l’edificio adibito ad ufficio postale e biblioteca. Sotto questa chiesa c'erano delle cisterne per la raccolta dell’acqua dette i pozzi di San Rocco.

 

Chiesa di Santa Maria in Scalelle

Questa chiesa non è più esistente, perchè rasa al suolo dal sisma del 1688, localizzata nei pressi dell'Oasi.

 

Chiesa di San Zaccaria

Era situata su di una stradina che da via Roma porta alla località Cesine.

 

Il Convento

 

 

Nel 1500, circa, fu costruito un monastero dai frati francescani riformati, oltre al monastero essi possedevano territorio boschivo racchiuso da mura di cinta, chiamato "Selva, di Santa Petronilla". I frati distribuivano i loro medicamenti, fatti con erbe trovate nelle loro proprietà a tutti i bisognosi e ai malati della valle del Sele. Questi ricevevano dai loro territori numerose rendite derivanti dai fitti, censi vendite di beni ed altre rendite in natura come frumento ed olio, si occupavano anche di elargire elemosina ai poveri ai viandanti e assicuravano una assistenza sanitaria ai bisognosi. Un cambiamento radicale per la congrega si ebbe dopo la conquista del regno delle due Sicilie da parte di Garibaldi sostituzione del Regno d’Italia. Con circolare del consiglio nazionale degli ospizi nel principato Citeriore del 17 novembre 1860 n.7086, a cui fu allegato il regio decreto del re Vittorio Emanuele; in cui vengono abolite tutte le circolari del precedente regno Borbonico, il quale tolse l’amministrazione dei luoghi di preghiera ai vescovi, e tutti i beni della chiesa furono trasferiti sotto la tutela di autorità laiche che provvedettero all’amministrazione. I frati furono allontanati dal monastero che fu ceduto al comune e adibito a diversi usi come caserma, scuola e oggi ospedale e anche un luogo dove venivano sepolti i morti; infatti sotto il convento vi era un vuoto al quale si accedeva attraverso delle botole. La biblioteca del convento era formata da seicento-tre volumi non più ritrovati.

Le Campane del Convento

Campana grande: essa ha un peso di 15 quintali circa. Vi sono le seguenti effigi:
San Francesco, Santa Barbara. Vi è il Crocifisso con la scritta: I.M.I. Christus Vincit, Christus Regna, Christus Imper.
Ab omni malo nos defendat hoc opus Olivetanorum sumpt. cum assist. mag. Paoli Paolino Cap. Elec. Sind Jacobi di Biasii Guar vero P. Jacobbi a S.Severino A.D. 1748.

Campanella per la Santa Messa: del peso di 50 kg circa, collocata sul tetto.

Campanella collocata al lato Nord della campana grande: pesa 40 kg circa, essa non presenta alcun particolare eccetto effigi del Crocifisso, ha una scrittura illeggibile ed è rotta.


L’OASI

Il sisma del 1688 distrusse un’antica chiesa dedicata a "Santa Maria delle (o in) Scalelle” che era attigua al campanile attualmente esistente. A causa di questo sisma, l’area venne trasformata in cimitero, poi per le leggi napoleoniche sull’igiene urbana, i cimiteri furono spostati dal centro urbano e trasferiti in periferia. Quello di Oliveto fu portato in località “Cappella Penta”. L’area così non più utilizzata divenne per gli abitanti di Oliveto Citra "L'Oasi".
In essa si trova una colonna commemorativa che apparteneva alla chiesa di "San Rocco".


L'ACQUEDOTTO

Dell’acquedotto oggi esistono solo alcuni tratti dislocati sul territorio alla località "Madonna di Loreto" con un andamento parallelo alla strada provinciale Pietro Capasso.
Esso è formato da pilastrature in muratura di “opus incentrum” che sostengono archi a tutto sesto.
La struttura si presenta come manufatto di epoca tardo romana o medievale. La muratura è costituita da pietrame parzialmente squadrato posto in opera con malta bastarda.
Non si hanno notizie storiche certe per una sua effettiva datazione. Il "Giustiniani" nel suo "Dizionario sui Comuni del Regno di Napoli" (fine ’700) non cita in alcun modo quest’opera. Nella seconda metà del XIX secolo l’amministrazione sicuramente utilizzò questo manufatto per un tentativo, mai riuscito di canalizzazione dell’acqua.
Si può ipotizzare che in questi anni sia stato realizzato un tentativo di restauro di tale manufatto o addirittura fosse stato costruito ex novo nello stile romano in cui oggi vi si trova.
Infatti secondo una ricerca svolta dai docenti ed alunni delle scuole medie di Oliveto Citra, risulta che l’acquedotto sia recente, realizzato da artigiani locali nel secolo scorso.

Note:

Furono i Romani a far sì che le strutture degli acquedotti raggiungessero alti livelli tecnici. Questi acquedotti erano costituiti con una leggera inclinazione di caduta che rimaneva costante. In un primo tempo i Romani pensarono di costruire il condotto sotto terra, ma subito si resero conto che era più funzionale ad arcate.
Tale informazione ci è arrivata da un’intervista dal signor Antonio Conforti, nato a Oliveto Citra nel 1907.


L'EDILIZIA MINORE

Le trasformazioni nei secoli delle singole unità edilizie e lo sviluppo urbano
Sostanzialmente Oliveto Citra è un paese con un tessuto edilizio di chiara impostazione medievale specie per quanto riguarda le insule che costituivano il borgo intorno al Castello.
Questo borgo è stato nei secoli centro di attività politico-economica. La massa edilizia risale all’epoca medievale però solo nel suo impianto originario. In questa zona le case hanno subito innumerevoli ristrutturazioni.
In questa parte del paese insieme a portali di epoca medievale, caratterizzati da un disegno scarno ma essenziale, troviamo davanzali con ricche modanature proprie del periodo rinascimentale e portali di epoca tardo-rinascimentale, con pronunciate bugnature.
Troviamo anche qualche facciata completata da stucchi fregi neoclassici. Ad est del Castello troviamo un grosso borgo rimasto per molte sue insule ancora intatto, ciò "grazie" al terremoto del 1980 che ha reso inagibile buona parte delle abitazioni.
In questa zona del paese attraversata dalla via "Margherita di Savoia", vi sono edifici non ancora demoliti per la ricostruzione. Notiamo un’edilizia molto povera quasi tutti gli edifici sono a uno o due piani, con piano terra spesso abitato. Molte case presentano poche e piccole aperture sul fronte stradale ed una muratura a faccia-vista costituita da pietra locale morfologicamente irregolare. I davanzali spesso presentano accenni formali con leggere modanature. I portali in pietra a superficie scabra sottolineano nella essenzialità il gusto semplice ma pulito di un modello costruttivo medievale.
I vicoli stretti, spesso completamente gradinati, hanno aspetti caratteristici di una gran quantità di centri minori dell’Italia meridionale; essi ci ricordano il caratteristico utilizzo delle residenze dove la strada era un prolungamento dell’ambiente confinato.


I MULINI

Nel 1815, presso la piazza Principe di Piemonte, vi era una torre che raccoglieva le acque piovane che servivano a far funzionare il mulino, aperto solo nel periodo invernale. Questo mulino fu costruito dagli avi della famiglia "Conforti" che era originaria di Calvanico (SA). Esso fu costruito per dare lavoro ai contadini, che in quel periodo erano in condizioni disagiate. Questi venivano pagati con circa 888 grammi di granoturco al giorno pari ad un "ruoto". Le ruote del mulino erano di produzione francese e dopo il 1920 furono portate al mulino di San Nicola. Vi erano altri mulini sia in località “Fianello” che il località "Puceglia".


IL SISMA DEL 1980

Con il terremoto del 1980 è avvenuta la distruzione di edifici particolarmente pregevoli, testimoni di un’architettura minore.
La legge per la ricostruzione, che ha disciplinato tutto il programma di intervento dei paesi colpiti dal sisma, non ha contemplato nessun tipo di intervento a favore dell'edilizia antica e se vogliamo dell’architettura minore. Infatti la valutazione dei tecnici non sempre ha favorito la salvaguardia e la sensibilità del notevole patrimonio storico-urbanistico che tali piccoli centri puo offrire. Spesso, forse troppo spesso, il limite di convenienza economica ha indicato la strada della demolizione e quindi della ricostruzione, come unico tipo d'intervento valido.
D'altra parte l’unico mezzo per accedere ai finanziamenti per l'intervento nel centro storico in maniera operativa, è proprio la legge 219/81. I comuni dal canto loro però potevano e possono ancora dimostrare la loro sensibilità verso questo patrimonio, unica forma di qualificazione culturale, con un particolarizzato per le zone ancora risparmiate dalla ragionata delle pale meccaniche.


LE STRADE DEL CENTRO STORICO

   

Via Chiesa

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C8, D8, D9, E9, E10, D10)

Questa è un’antica strada che inizia in piazza Garibaldi e termina in piazza Carlo Alberto. Sì sviluppa per oltre cento metri e costeggia l’altura del Castello (vedi schede n. 1-2-3) collegando l’antico nucleo del centro storico (ex piazza Carlo Alberto) con l’attuale zona di piazza Garibaldi. Vista la sua posizione e il collegamento che essa definiva può essere considerata tra le strade più importanti del nucleo antico di Oliveto Citra. A testimonianza di ciò vi sono numerosi edifici ed elementi lapidei annessi.

   

Particolare importanza hanno alcuni davanzali al numero civico 22, vi troviamo una balaustra in pietra con volute in stile di epoca rinascimentale.
La toponomastica si riferisce alla presenza della chiesa S.S.Maria della Misericordia (vedi scheda 5).
(schede n. 6-7-8-9-10)

 

Vicolo Mazzini

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: B7, C7, C8)

Ha inizio in piazza Garibaldi e sfocia in un vicolo cieco. Si trova in lieve salita non asfaltata. Da sopralluoghi effettuati si evince che la pavimentazione originaria era costituita da ciottoli in pietra. La cementazione è avvenuta in epoca moderna. Gli edifici che si affacciano in questo vicolo, documentano un’edilizia antica, costituita da muratura in pietra locale con elementi lapidei di modesta fattura.
(scheda n. 15)

 

Via Firenze

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: F9, F10, E10)

Strada stretta che inizia su piazza Principe di Piemonte e termina su via XX settembre. A seguito delle demolizioni post-terremoto, questa strada è parzialmente inesistente; alcune tracce delle edilizie che contornavano la strada sono ancora visibili ma sicuramente destinate ad essere anch'esse demolite. Tali edificazioni documentano un’edilizia estremamente povera sia in riferimento alla dimensione dei singoli ambienti, che in riferimento alla qualità dei manufatti. In origine la strada collegava un pronunciato dislivello separato da un lungo tratto a gradinata.
(scheda n. 44)

 

Via Roma

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C10, H10, H11)

Questa strada inizia da piazza Principe di Piemonte e termina su via Aldo Moro. Essa è una strada di accesso al paese, sulla quale da poco si sono sviluppati i maggiori centri commerciali.
Le costruzioni sono moderne; queste sì sviluppano a quote maggiori dell'edilizia antica del centro storico.
Le poche case esistenti ancora all’inizio (partendo da piazza principe di Piemonte) sì presentano con facciate in buono stato di conservazione anche perchè hanno subito diversi interventi di restauro. Notiamo ai piani terra traforature barocche e portali di modesta fattura.

 

Via XX settembre

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: E10, F9)

Questa è una strada del centro storico che inizia in piazza Carlo Alberto e finisce in piazza Principe di Piemonte. Prima chiamata "via Cavour" essa era ricca di archi settecenteschi e presentava una andatura ripida, con una pavimentazione costituita da battuto di cemento. Buona parte di questa strada è stata distrutta per la ricostruzione edilizia a causa del sisma del 1980. In origine questa arteria urbana era costituita da unità edilizie a più piani, arricchita da contrafforti ad arco che creavano una forte unità urbana. Sicuramente infatti questa strada doveva essere una delle più popolate, più ricca di ambienti ai piani terra e di locali abitabili.
(schede n. 42 e 43)

 

Via Margherita di Savoia

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C12, D12, E11, E12)

Questa strada inizia alla fine di via Porta di Ferro, è circondata da vecchi edifici in pietra, molti dei quali abbandonati da decenni, sbocca da una parte in Piazza G. Nicotera e da un’altra arriva con tratti tortuosi nei pressi della Chiesa Madonna delle Grazie, ossia su via Spallata. Attualmente buona parte dell’edilizia prospiciente alla via è stata abbattuta; rimangono alcuni modesti edifici che comunque hanno subito notevoli trasformazioni, mentre altri, sono in uno stato di totale abbandono in attesa della demolizione.
(schede n. 53 e 54)

 

Via Ripida

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: D7, E7, F7, F8)

Questa strada inizia su via Vittorio Emanuele II e termina su Corso Umberto I. Buona parte del tracciato è caratterizzato da una sistemazione a gradini. La toponomastica sottolinea l’andamento orografico della strada su cui si affacciano edifici di antica costruzione; si notano manufatti in pietra di modesta fattura ad ornamento degli ingressi.
(schede n. 31 - 32 - 33)

 

Via Vittorio Emanuele

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: D7, E7, F6, F7, G6)

Una via ampia che inizia in piazza Garibaldi e finisce in piazza Europa. Circonda il giardino pubblico di Oliveto Citra nel quale si trova il monumento ai caduti in guerra (vedi scheda n. 28).
In essa è situata la scuola elementare "Teresa Giglio" e l’attuale Municipio di Oliveto Citra.
Le facciate che attualmente insistono sulla strada hanno riferimenti classici, ciò a sottolineare un'importanza storica di questa via che è sempre stato ingresso principale al centro antico e al castello.
(schede 29 e 30)

 

Via Spallata

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C12, D12, E11, E12)

Inizia da via San Berardino e termina su via Domenico Vietri. In origine questa strada pullulava di piccoli edifici e annessi vicoletti che sfociavano tutti su di essa. Solo in epoca recente è stata denominata via Spallata forse a significare la funzione di collegamento perimetrale al centro storico; attualmente prospiciente alla chiesa (Madonna delle Grazie, vedi schede n. 55 - 56 lato destro salendo verso piazza Carlo Alberto) esistono ancora dei ruderi a testimonianza dell’antica edificazione.
Sul lato opposto invece non rimane alcuna traccia dei vecchi edifici tanto più che l'andamento altimetrico e la conformazione della stessa strada sono stati notevolmente trasformati.
(schede n. 16 - 17 - 18)

 

Via Aurelio Saffi

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: F8, F9)

Questa è una strada che inizia da Corso Umberto I e termina su via XX settembre. Partendo dall’imbocco da corso Umberto I sul lato sinistro troviamo "Largo San Giacomo" dove c’è la chiesetta con portale risalente all’epoca tardo-medievale, con modanature di fattura cinquecentesca: Chiesa di San Giacomo Apostolo (vedi schede n. 35 e 36). Il tracciato della via è qualificato da archi sui quali esistono locali che hanno la funzione di congiungere stesse proprietà su ambi i lati della via oltre che creare un continum con le residenze e la strada.
(schede n. 37 - 38 - 39)

 

Via Felice Cavallotti

(Riquadri corrispondenti alla cartografia: C6, C5, D6, D4, E6, E3, E2)

Questa strada inizia in piazza Garibaldi e termina sulla strada provinciale Pietro Capasso. Essa è una delle vie principali del centro del paese ed è la più ricca di portali e davanzali. In essa è situata la scuola media statale "J. Sannazzaro". Ai numeri civici 8, 12 e 22 corrispondono unità edilizie di notevole importanza storica ed artistica per la presenza di portali e davanzali lavorati.
(schede n. 24 - 25 - 26 - 27)

 

Via San Berardino

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: G10, G11, F11, F12, E12, D12, C12)

Questa strada inizia in piazza Principe di Piemonte e si unisce a via Spallata. Lungo questa strada esisteva in un luogo dove attualmente troviamo un nuovo edificio, l’antichissima Chiesa di San Berardino. La strada si sviluppa ad andamento circolare in linea tangenziale intorno al centro storico quasi ad indicare un antichissimo sviluppo di possibili mura di cinta o comunque di fortificazioni dell’antico insediamento medievale. Altro edificio di notevole importanza è la Chiesa Madonna delle Grazie in via Spallata.
(schede n. 16 - 17 - 18)

 

Via Domenico Vietri

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C8, D8, C9, C10, D10)

È posta tra piazza Garibaldi e Piazza Carlo Alberto. Prima molto stretta e ricca di archi, è la via più lunga del centro storico, con edifici alti e molto antichi. Sul lato destro partendo da piazza Garibaldi era sito l’edificio dell'’asilo Sacro Cuore del Bambin Gesù (vedi scheda n. 14) e la Chiesa di Sant’Antuono abbattuta per la ricostruzione edilizia. Proprio per la sua posizione "strategica" è realmente definibile come la strada caratterizzante ed emblematica di tutto il centro storico. Essa documenta con l’edilizia esistente e gli elementi lapidei l'antica architettura minore similmente riscontrabile in moltissimi centri dell’alto e medio Sele. I portali ai piani terra, anche se di fattura povera, testimoniano un utilizzo sistematico. Dalle scale, balaustre con elementi lapidei scolpiti, si accede ai piani superiori.
(schede n. 11 - 12 - 13)

 

Via Plebiscito

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: H11, H12, H13)

Inizia a circa 150 metri da via Roma e termina su via Michele Clemente; essa è una strada secondaria che per molti anni è servita per accedere al Convento dell’Ordine dei Cappuccini. Oggi è principalmente usata per raggiungere l'Ospedale San Francesco d’Assisi. Questa strada all’imbocco molto stretta, si allarga successivamente per formare uno spiazzo dove troviamo la colonna commemorativa che apparteneva al Chiostro del Convento. (vedi rilievo) Le abitazioni che si affacciano su questa via presentano una facciata molto rimaneggiata con tracce di edificazione di epoca medievale. Gli elementi lapidei riscontrabili sono di fattura modesta. Buona parte degli edifici sono classificabili come edilizia povera. (scheda n. 59)

 

Via Salerno

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: E10, E11, D12)

Strada che inizia su via XX Settembre e termina in un incrocio tra via Margherita di Savoia e via Porta di Ferro. Su questa strada vi era il Palazzo "Gaife" (vedi cartografia IC voce F) che le dava una certa risonanza rispetto alle altre strade urbane del centro storico. I piani terra erano in massima parte utilizzati come depositi o stalle. Grosse arcate in pietra realizzavano porticati mentre scale con interessanti balaustre in pietra conducevano ai piani superiori. Attualmente tale strada è stata completamente distrutta dalla demolizione post-terremoto.
(scheda n. 45 - 46)

 

Vicolo dei Monti

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: C7, B7)

Questa strada inizia in piazza Garibaldi e si congiunge con vicolo Mazzini. Essa è caratterizzata dall’avere una pavimentazione a gradini. Due edifici sono degni di nota ai numeri civici 1 e 25.
Si notano elementi lapidei che sono identificabili in epoca tardo rinascimentale. La presenza della piazza principale (da cui essa nasce) giustifica l'edificazione arricchita da facciate particolarmente curate rispetto ad altre zone interne del centro storico più antico.
Anche se sono state apportate trasformazioni sulle facciate, la struttura architettonica è rimasta inalterata.
Questo vicolo unisce due blocchi di edilizia di epoca antica, caratterizzati dall’avere entrambi una facciata principale su piazza Garibaldi.
(schede n. 22 - 23)

 

Via Porta di Ferro

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: D10, E11, E12, D12)

Questa è una strada stretta, parzialmente inesistente, che iniziava in piazza Carlo Alberto e si incrociava da una parte con via Margherita di Savoia e via Salerno e da un’altra sboccava in piazza G. Nicotera. Vi era su questa strada un’edilizia molto povera costituita da ambienti ai piani terra notevolmente vetusti e volumi inseriti in epoche successive.
(scheda n. 52)

 

Corso Umberto I

(Riquadri corrispondenti nella cartografia: G6, G7, F7, G8, G9)

Questa strada inizia da piazza Europa e termina in piazza Principe di Piemonte. Essa si sviluppa per una lunghezza totale di oltre cento metri; gli edifici che si affacciano su di essa documentano notevoli trasformazioni in quanto sia le facciate che gli elementi lapidei che la completano sono di epoca recente.
(scheda n. 34)


SINTESI DELL'INTERVISTA SVOLTA

TOBIA RUFOLO Nell'intervista ci ha parlato di alcune famiglie importanti di Oliveto Citra: Capasso, Clemente, Indelli, Caprioli, e Nicastro.

ANTONIO RUFOLO Ci ha parlato di alcune famiglie come i Capasso, Coletti, Gaife, Borrelli, Rufolo e Indelli e del castello.

GRIECO MARIO Nato nel 1906, ci ha parlato del convento, del castello e dei suoi proprietari, e delle famiglie più importanti come i Coletti, Borrelli, Gaife e Indelli, della chiesa di "San Giacomo", "San Cataldo" della chiesa di "San Rocco", dell'Oasi e ha fornito alcune notizie su degli edifici in via "Felice Cavallotti", uno appartenuto al vescovo ed un altro appartenuto al marchese.

ANTONIO CONFORTI Nato a Oliveto Citra nel 1907, ci ha parlato delle strade, del castello, di alcune chiese, delle famiglie Borrelli, Guerritore, del convento, del mercato, della distruzione del ponte sul fiume Sele, e sulla cartiera.

VITO CAVALIERI Ci ha parlato del mercato, del garibaldino Domenico Vietri, del castello, della famiglia Capasso, del dottore Michele Clemente e del cavaliere Rufolo.

COGLIANESE ALBINO Nato a Oliveto Citra nel 1937, ci ha parlato del castello, delle chiese, della storia di "San Macario", del convento, di Domenico Vietri, e sulle origini di Oliveto.

AMATO GIUSEPPE Sacerdote di Oliveto Citra da circa 28 anni, ci ha parlato della Congrega della Carità, delle chiese, del convento e dell’ospedale.

ESPOSITO VITO Nato a Oliveto Citra nel 1909, ci ha parlato del mercato, della cartiera e dei mulini.

IANNECE MICHELE Nato a Oliveto Citra nel 1916 e
SENESE FRANCESCO nato a Oliveto Citra nel 1913, ci hanno parlato del convento, del castello, delle chiese e del mercato.

RUSSO FERDINANDO Nato a Oliveto Citra nel 1909, ci ha parlato delle fiere esistenti e non di Oliveto e in particolar modo della fiera di "San Berardino", delle chiese, del convento, del castello, del fiume Sele, del mulino in località "Fianello", e della "Varchera".

DI GIOGIO FRANCESCO Ci ha parlato del convento e delle chiese.


ELENCO SCHEDATURA DEL CENTRO STORICO E DEGLI ELEMENTI LAPIDEI ANCORA IN SITO

UNITA' EDILIZIA N. PROGRESSIVO
Il Castello panoramica 1
Il Castello vista esterna 2
Il Castello vista interna 3
Il Campanile 4
Chiesa Madre S.M. della Misericordia 5
Via Chiesa 6
Via Chiesa n.4 7
Via Chiesa n.4 8
Via Chiesa n.22 9
Via Chiesa n.3, 10 10
Via Domenico Vietri 11
Via Domenico Vietri 12
Via Domenico Vietri 13
Antico Asilo Sacro Cuore di Gesù 14
Vicolo Mazzini 15
Via Spallata 16
Via Spallata 17
Via Spallata 18
Piazza Garibaldi 19
Piazza Garibaldi 20
Piazza Garibaldi n.42 21
Vicolo dei Monti n.1 22
Vicolo dei Monti n.25 23
Via Felice Cavallotti n.25 24
Via Felice Cavallotti n.24 25
Via Felice Cavallotti n.22 26
Via Felice Cavallotti n.36 27
Piazza Monumento 28
Via Vittorio Emanuele n.2 29
Via Vittorio Emanuele n.57 30
Via Ripida n.4 31
Via Ripida n,5 32
Via Ripida 33
Corso Umberto I: n.14, 15 34
Chiesa San Giacomo 35
Chiesa San Giacomo 36
Via Aurelio Saffi 37
Via Aurelio Saffi 38
Via Aurelio Saffi 39
Piazza Principe di Piemonte 40
Piazza Principe di Piemonte 41
Via XX Settembre 42
Via XX Settembre 43
Via Firenze 44
Via Salerno n.2 45
Via Salerno n.8 46
Piazza Carlo Alberto 47
Piazza Carlo Alberto 48
Piazza Nicotera 49
Piazza Nicotera 50
Piazza Nicotera 51
Via Porta di Ferro 52
Via Margherita di Savoia 53
Via Margherita di Savoia 54
Chiesa Madonna delle Grazie 55
Chiesa Madonna delle Grazie 56
Maiolica 57
Via Roma n.14, 16 58
Via Plebiscito n.2 59
Ospedale San Francesco d'Assisi (Chiesa S.M. degli Angeli) 60
Il chiostro: antico convento 61
Resti Convento: San Francesco d'Assisi 62
Capitello: Chiesa S.M. degli Angeli 63
Resti dell'Antico Ospedale 64-:-65
Resti del Convento (Ospedale San Francesco D'Assisi) 66
Reperti alla Località Civita: portali abbandonati 67
Reperti alla Località Civita: materiale sporadico 68-:-76
Chiesa Santa Maria della Consolazione (particolari) 77
Acquedotto 78
Rocca San Nicola 79
Molino Fianello 80

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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CHIUSANO GIUSEPPE 'La cronista conzana'
manoscritto inedito del 1691
MOSCATO AMEDEO (relazione) storia 'Documento Vietri'
scritto nel 1941 - Documendo in appendice n. 1
SESTRIERI 'Saggi di scavo: Necropoli di Oliveto Citra'
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D'AGOSTINO B. 'Saggi di scavo: Necropoli alla località 'Turni'
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NAPOLI MARIO 'Civiltà della Magna Grecia' 1969
PIRENNE HENRI 'Le città del medioevo'
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PIPINO DAMIANO (relazione) 'Il miracolo dell'archeologia'
scritto nel 1973 - Documento in appendice n.2
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Ed. La Nuova Stampa, Scafati (SA) 1980
AUTORI VARI Materiale ciclostilato 'Scuola Media J. Sannazzaro'
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D'AMBROSIO RAFFAELE 'Le confraternite di Campagna attraverso i secoli'
Ed. Dottrinari, Salerno 1984
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anno scolastico 1984 - 85 - Documento in appendice n.6
PIRENNE HENRI 'Storia economica e sociale del medioveo'
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AUTORI VARI Rivista trimestrale di attività e cultura 'La Torricella' n. 1, 2 ,3-4
Ed. CO.R.S.A.T., Milano 1989 - 90
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(in fase di stampa)
MONACO LUCIO (relazione) 'Le origini e la storia di Oliveto' materiale dattiloscritto offertoci dall'autore - Documento in appendice n.4
COGLIANESE ANGELO 'Dattiloscritto riguardante l'architettura religiosa di Oliveto Citra'
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AUTORI VARI 'Dizionario enciclopedico di Architettura e Urbanistica'
Ed. Istituto Editoriale Romano 1969